Digiuno: vantaggi ed effetti, tra moda e tendenza

Non è la prima volta che si parla di digiuno in Italia. Anzi, sta diventando una moda, una tendenza. Nella realtà sono tantissime le culture e le popolazioni che lo praticano, pensiamo a quelle arabe con il loro Ramadan. In Italia lo abbiamo scoperto per via dei vantaggi sulla salute  psicofisica e sulla longevità. Un numero sempre maggiore di libri e articoli, spesso scritti da ricercatori o luminari del settore medico-scientifico, parla infatti del digiuno ricorrente e controllato come di un’abitudine salutare che sarebbe utile inserire nella propria routine quotidiana.

Vi ricordate quando Umberto Veronesi, uno dei maggiori esperti mondiali nella cura del cancro, scriveva di praticare il digiuno da parecchi anni? Ci sono poi le ricerche scientifiche più recenti, i cui risultati, quando sono particolarmente sorprendenti sulla sua efficacia, se effettuato insieme alla meditazione, su stati d’ansia e depressivi. Il digiuno (o meglio, le sue forme soft, come la dieta mima-digiuno e la restrizione calorica) non hanno fatto eccezione.

Digiuno ed approccio mentale: la consapevolezza prima di tutto

A fronte di questa posizione piuttosto centrale nel dibattito nazionale e non solo, l’idea di digiunare incontra alcune resistenze. È del tutto normale, visto che la nostra cultura ha fatto del mangiare tanto e bene (dove “bene” significa però piatti golosi, elaborati e succulenti) un pilastro irrinunciabile. Quando ci si approccia al digiuno, l’atteggiamento mentale non è un aspetto secondario. Anzi, è fondamentale: bisogna avere la giusta motivazione ed essere consapevoli di quello che si sta facendo, e anche del perché lo si sta facendo. A questo scopo, può essere utile considerare il digiuno un appuntamento fisso: quello breve può essere ripetuto un

 

giorno a settimana, quello di 24 ore una volta al mese (o al massimo una volta ogni 15 giorni), quelli più lunghi una volta all’anno… comunque sia, fissare la data sul calendario aiuta a prepararsi all’evento tanto fisicamente (come ti spiegheremo nelle prossime pagine) quanto psicologicamente.

Eppure, a fronte di ciò, la maggior parte delle persone riconosce i benefici di un digiuno controllato e intelligente. Per molti il principale vantaggio della pratica è la depurazione dalle tossine. Infatti fegato e reni e stomaco e intestino , cioè i nostri principali organi-filtro, sono stati indicati dalla maggioranza dei lettori come i distretti corporei che più traggono vantaggio dall’astensione dal cibo. Ma non si tratta solo di questo. Un altro effetto positivo riconosciuto al digiuno è la rigenerazione delle cellule e il miglioramento della lucidità mentale e per combattere depressione ed emotività.

In ogni caso non si tratta di una pratica che si può improvvisare. Non solo perché non è sempre adatta a tutti, ma soprattutto perchè, come ben riconosce il 90% delle persone che intendono praticarlo, va affrontata con il giusto atteggiamento mentale. Ciò significa essere a conoscenza dei limiti e dei bisogni del proprio organismo e vivere questa “parentesi” dalla routine alimentare con profonda serenità e consapevolezza.

Chi non dovrebbe digiunare?

Mangiare meno e meglio dovrebbe diventare la buona regola di tutti. Ma nonostante i considerevoli benefici, la pratica del digiuno (e anche quella della restrizione calorica) non è da improvvisare, nel senso che non è adatta a tutti. Dovrebbero astenersi dal praticarlo, ad esempio, tutte quelle persone che non hanno uno stato di salute ottimale, che sono malate o che stanno seguendo terapie farmacologiche. Nel loro caso, quando non è completamente controindicata , una simile pratica va sempre preventivamente discussa con il medico per evitare un peggioramento nello stato di salute già compromesso.

In realtà l’obiettivo dei maggiori studi scientifici è quello di mettere a punto un programma di semidigiuno e restrizione calorica che possa essere proposto come strumento di cura di diverse malattie, anche gravi e che quindi possa essere seguito soprattutto da chi non sta bene. Alcune modalità di digiuno, ad esempio, possono essere suggerite come strumenti terapeutici contro alcuni tipi di tumore. Ma, a maggior ragione, si
tratta sempre di trattamenti da valutare insieme al medico, perché devono essere inseriti in un più ampio contesto di cure e terapie. Inoltre non esiste un “protocollo” valido per chiunque: anche in questo caso serve una valutazione del tutto personale che permetta di adattare la pratica al
singolo paziente.

 

A chi fa bene digiunare?

A patto che venga seguito con criterio e a intervalli regolari, il digiuno o semi-digiuno non ha controindicazioni – e anzi, è caldamente consigliato – a:
-CHIUNQUE, senza avere malattie e disturbi particolari, voglia migliorare il proprio stato di benessere, anche dopo i 50 anni;
■ CHI È IN SOVRAPPESO;
■ CHI HA UNA CIRCONFERENZA ADDOMINALE ECCESSIVA cioè superiore a 88 cm (donne) o 102 cm (uomini);
■ CHI HA VALORI DI COLESTEROLO E TRIGLICERIDI FUORI NORMA (l’ideale sarebbe: colesterolo totale inferiore a 200 mg/dl,
colesterolo HDL superiore a 60 mg/dl, colesterolo LDL inferiore a 100 mg/dl, trigliceridi ematici inferiori a 150 mg/dl);
■ CHI HA LA GLICEMIA ALTA
110 mg/dl a digiuno), pur senza soffrire di diabete;
■ CHI TENDE AD AVERE LA PRESSIONE ARTERIOSA ALTA (superiore a 130/85 mmHg);
■ CHI SOFFRE DI STIPSI, difficoltà digestive, gonfiori addominali, meteorismo;
■ CHI HA ACNE, impurità e infiammazioni cutanee;
■ CHI FA FATICA A CONCENTRARSI

A chi fa male digiunare?

i sono casi in cui il digiuno non è consigliato,perché può esporre al rischio di carenze nutrizionaliin fasi   vita delicate o perché può mettere
in difficoltà un organismo già malato o fragile.
■ DONNE IN GRAVIDANZA e allattamento, la cui alimentazione deve soddisfare anche le esigenze del figlio;
■ CHI HA PIÙ DI 70 ANNI senza il benestare del proprio medico;
■ BAMBINI (non ne hanno bisogno);
■ CHI È GIÀ MALATO DI DIABETE può farlo solo sotto stretto controllo medico;
■ CHI SOFFRE DI UNA PATOLOGIA può farlo solo sotto stretto controllo medico e solo se la patologia in questione lo consente;
■ CHI SEGUE UNA CURA farmacologica di
■CHI ASSUME CORTISONE. Il cortisone fa “bruciare” proteine, come fa anche la deprivazione calorica: il rischio quindi è di perderne
■ CHI SOFFRE DI EMICRANIA perché la regolarità dei pasti può aiutare ad evitare le crisi più ricorrenti
CHI HA DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE oppure ne ha sofferto in passato